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Il parere di chi ha viaggiato con noi è parte essenziale delle nostre vacanze: ecco le opinioni di viaggio che ci avete inviato.

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Amsterdam e la Rotta Sud

Olanda

Amsterdam e la Rotta Sud / Le città del secolo d'oro

BATTELLO " ALLURE " + BICI DAL 31/07/04 AL 7/08/04 Arrivati ad Amsterdam cerchiamo subito il quartiere nautico. Tutto è grande e...
BATTELLO " ALLURE " + BICI DAL 31/07/04 AL 7/08/04

Arrivati ad Amsterdam cerchiamo subito il quartiere nautico. Tutto è grande e magnifico in questa città: i palazzi attorno a piaza Dam, la stazione centrale e il porto, sovrastato dall'imponenete Nemo con accanto un superbo ristorante cinese che galleggia nell'acqua e il veliero Amsterdam, fedele ricostruzione dell'originale.
Troviamo subito il battello "Allure ", sarà la nostra casa per i prossimi 8 giorni. Ci accoglie la guida GHERARD, un olandese che parla un coloritissimo italiano. Ci sentiamo subito a nostro agio, gli altri ospiti del battello sono cordialissimi e non tardiamo a fare amicizia, è gente di tutte le età proveniente principalmenete dal nord Italia, dalla Sicilia solo io e la mia famiglia ( 4 in tutto ) e una ragazza di Messina.
Le frasi a volte sconnesse del nostro Gherard ci fanno sorridere e a poco a poco tutti parliamo un nuovo linguaggio il "gherardese" , cioè il nostro italiano con qualche neologismo come DANGEROSO ( da danger = pericolo ) o VITESSE ( in francese = velocità ) o STUPENDOSO.
I giorni che seguirono furono meravigliosi. Io ho dimenticato la mia pur bella Monreale ed ho amato infinitamente quel paese; i suoi parchi dove mi sono disteso, i suoi fiumi dove mi sono tuffato, le sue esclusive spiagge dove ho preso il sole dopo un bagno tonificante. Impossibile dimenticare la costante presenza della mia bici, la numero 29, perfetta compagna di strade assolate, di città da favola, di luoghi un tempo sognati ammiccanti da frasi di libri di scuola o da quadri di maestri olandesi. Pedalavo felice e il tempo è sparito, avevo trent'anni.... poi venti e poi dieci....rinasco di nuovo in questa terra che ricorda l'Europa d'un tempo.
8 giorni 7 notti sono pochi ma lasciano il segno per tutta la vita, così l'ultima sera ho guardato Amsterdame e ho urlato " ti adoro Olanda " e nell'urlo c'era il battello Allure con il suo lento navigare fra fiumi e canali, c'era " Nhoi " la cuoca tailandese veramente brava, c'era " Ton" il nostro affascinante comandante con il suo cane Bus, c'era Gherard davvero unico e poi....i miei carissimi compagni di viaggio che ricorderò sempre con grande affetto e che saluto con una fitta al cuore...vi voglio bene.
GIANNI

Gianni

Olanda - battello Allure

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Marocco 15-29 agosto Ogni viaggio ha un segreto equilibrio da cui dipende la sua riuscita: ma un segreto è un segreto e noi sappiamo solo...
Marocco 15-29 agosto
Ogni viaggio ha un segreto equilibrio da cui dipende la sua riuscita: ma un segreto è un segreto e noi sappiamo solo che il nostro è un viaggio ben riuscito. Sono sicuro però che la forza maggiore del nostro gruppo, è stata l’intelligenza di coloro che ne hanno fatto parte. Ringrazio perciò per la loro piacevole ed intelligente compagnia: Ada, Anna, Antonella, Donatella, Monica, Enzo, Luca, Massimo, Simone. Avrei voluto evitare un resoconto fatto tutto dall’ accompagnatore, ma non sono arrivati i testi promessi: uno per ognuno dei 4 scenari di viaggio. Parto:
L’Oceano Atlantico
Primo giorno. Due ore di ritardo sono un colpo di fortuna in un 15 agosto a Malpensa. A Casablanca gli autisti, mi abbracciano e salutano allegramente, non una domanda o un accenno all’attesa: fantastica gente del Marocco o fama mondiale di Malpensa? Si cambiano i soldi, si caricano le auto e alle 18 si parte. Siamo in 12, con gli autisti Ahmed e M’barek ben sistemati sui due Defender, rigorosamente non climatizzati… già sento che staremo benissimo! E ora via lungo la costa verso sud. Sono le 23 e 30, quando arriviamo all’ hotel di Al Jadida. Non è lontano dal bel lungomare, ma fa un po’ schifo, non c’ero mai venuto prima e le mie informazioni erano inesatte, in più hanno fatto un pasticcio con le stanze. Il caldo è un po’ afoso e la notte rumorosa, nelle stanzucce del Provence, alla fine però si dorme. Di buon mattino, riuniti nel bel giardino attorno a un lungo tavolo i miei prodi, tra uno sbadiglio e l’altro commentano: ”però per essere l’hotel che è non trovi che la colazione è veramente ottima?”...non li avreste subito adorati anche voi, colleghi accompagnatori?!
Secondo giorno: Essaouira piace a tutti, e tutti piacciono ad Essaouira: un idillio. Il gran pranzo a base di pesce freschissimo dai pescatori mette tutti in uno stato di grande benessere psico-fisico. E poi che fantastico tramonto sul mare, dalle mura merlate dell’antica, splendida Mogador! Sentirete parlare sempre di più di questa perla!
Terzo giorno: Windsurf, Skysurf e Aquiloni acrobatici, nella tranquilla baia davanti alla città, poi spiaggia deserta, dune sabbiose, bellezza e pace grandissime, mentre ci inoltriamo per ore in questo panorama di mare e dune senza fine; il vento fresco e teso ci nega il bagno, ma forse c’è un po’ di pigrizia da parte nostra perché l’acqua non è affatto fredda.
Marrakech
Quarto giorno: valeva la pena di tentare la sorte al check in di Royal Air Maroc imbarcando l’insolito bagaglio: enorme telone-tetto di plastica blu (metri 6x4), vaschette per alimenti, tovaglie in cerata per apparecchiare i cofani delle Land Rover, un paio di insalatiere, barilotto da 20 litri con rubinetto per centrifugare frutta e verdura in acqua e amuchina durante i trasferimenti in auto e lavarsi, durante la sosta prima di consumare rustici pranzetti in aperta campagna. A completare l’attrezzatura una bella vanga pieghevole per scavare comodamente profonde buchette nel terreno...durante i due bivacchi previsti…Come?..No, non è per il golf… Amo le cipolle, quelle marocchine sono un po’ forti, ma nel mio ”rustico pranzetto” non mancano mai, qualcuno osserva che ho un alito che piega le rotaie, ma persevero grazie alla solidarietà di alcuni altri cipollofagi, su tutti Simone. A Marrakech invece le rotaie si sciolgono ed è questo, in realtà il primo impatto col temuto agosto marocchino. Ci dirigiamo alle 16, verso il Centro dell’Artigianato, sull’ampio e congestionato Boulevard Mohamed V con la sensazione che un’enorme manaccia rovente ci pieghi la testa verso terra. Per molti questa sarà l’ora più difficile di tutto il viaggio: non lo dicono ma pensano:”…che idiota sono, e dire che mi avevano sconsigliato, come faccio a resistere fino al 29 agosto?”..o qualcosa del genere. Poi la visita finisce, siamo di nuovo fuori ed improvvisamente è rinfrescato, si alza perfino una brezzolina e tutti pensano che ci attende una meravigliosa serata in piazza J’ma el F’na, al caldo è già dimenticato…la prova è superata e anche il timore di non farcela. Marrakech, la sua Medina col ricchissimo souk, le gremite terrazze dei caffè a strapiombo sullo spettacolo della piazza per il quale l’UNESCO ha coniato l’espressione “patrimonio immateriale dell’umanità”. Giro notturno delle lunghissime e tortuose mura della Medina, diciannove chilometri di sapiente illuminazione sulle merlature d’argilla; violenti chiaroscuri nel verde sfrangiato delle palme, archi stretti ed enormi bellissime piazze con eleganti fontane, nei pressi di un invisibile palazzo reale. I nostri passi risuonano in un silenzio irreale, a forse 1500 metri in linea d’aria, J’ma El F’na la piazza magnetica, attrae implacabile ogni forma di vita nella sua favolosa sarabanda, nel nostro bellissimo giro notturno incredibilmente non incontriamo nessuno: è forse questo uno dei misteri di Marrakech?

L’Alto Atlante
Sesto giorno: Imilchil è a 2300 metri, eccettuato un camion 4x4 di francesi, non ci sono viaggiatori, L’alberghetto di Bassou è lindo e pulito ma l’acqua calda basta per una doccia, forse due. Tolti i maglioni affolliamo il poverissimo hammam locale: divertimento assicurato, anche per i gestori. Noi uomini indossiamo i costumi nel vestibolo, le donne nel tepidarium poi ci ritroviamo tutti assieme nel locale surriscaldato e vaporoso delle abluzioni, le risa e gli scherzi rimbalzano sulle pareti vuote e si trasformano presto in strilli altissimi e minacce tremende: l’acqua fredda è finita e ci laviamo a secchiate d’acqua bollente! Non mancano i dispettosi. L’amico Bassou ha organizzato nel suo alberghetto l’incontro con Azrou, dirigente dell’Associazione Adrar: consegniamo un pacco di farmaci oculistici di tipo specialistico ed una bilancia pesa-neonati per l’ospedale locale. Quando raccontiamo della gita in montagna in una remota zona dietro i laghi, le lodi si fanno quasi imbarazzanti: Adrar fa molte ottime cose per le comunità berbere di quella regione, tra di esse promuove la nascita di un parco nazionale dell’Alto Atlante e di attività turistiche solidali ed ecocompatibili: noi rappresenteremmo un ideale modello di tale turismo. Personalmente non so dire quanto ci avviciniamo all’ideale, io punto alla decenza che mi pare già un buon risultato. L’escursione lungo una solitaria vallata desertica, con piccoli campi verdissimi e povere fattorie allineate lungo il corso del fiume, e poi la salita verso le creste e di lassù la ridiscesa verso i due occhi celesti dei laghi Isli e Tislit è stata bellissima. Siamo arrivati a 2600 metri ma non lontano tutto intorno a noi, c’è il Toubkal con i suoi 4100 e almeno una dozzina di cime sui tremila metri: l’idea del Parco è davvero bella la regione è meravigliosa e vergine, c’è da augurarsi che riescano a svilupparla ma anche a salvarla.
Il Sahara
Nono giorno: le piste di montagna sull’Alto Atlante e poi sull’Antiatlante per giungere alla valle del Draa e poi quaggiù a Zagorà hanno mantenuto le promesse di bellezza, mi sembra che siamo tutti impolverati, stanchi e felici al punto giusto. Non ostante gli hotel di Marrakech ed Essaouira fossero carini quando dico che qui ci attende aria condizionata e piscina, nessuno mi dà retta! I titubanti compagni della prima ora e del primo giorno a Marrakech, sono diventati dei duri! Quando scendo in piscina dopo la doccia però, li trovo tutti sguazzanti e felici, ancora increduli: mi domando come han fatto a lavarsi tutti più in fretta di me, veloce di professione... Siamo gli unici bagnanti, l’hotel è semivuoto ed e’ l’imbrunire, sul fondo della piscina improvvisamente si accendono le luci: l’acqua già trasparente ora appare davvero torbida….mi sembra di cogliere un lampo di disapprovazione nello sguardo di un cameriere che passa accanto a noi.
Stiamo per dire addio a questa immensa oasi di palme e di datteri maturi, gialli e rossi: milioni di alberi in un unico palmeto di 150 chilometri in questa desertica vallata del Draa. Alcuni belvedere lungo la strada che percorre la vallata tagliando a mezza costa lungo i fianchi delle montagne che la disegnano, consentono di tanto in tanto la visione dall’alto: un placido mare verde, una gioia immensa per gli occhi. Ci attendono dopo questa vivacissima Zagora, vera città carovaniera del terzo millennio, regno di commercianti e meccanici, impolverata e chiassosa porta del Sahara, quasi trecento chilometri di rocce e sabbia per arrivare a Merzouga e qui le più belle e alte dune del Sahara marocchino.
Partiamo tranquillamente dopo pranzo, verso le 14: so che sembra strano ma il sole non fa proprio più paura, oltretutto oggi c’è un leggero velo di nubi a far da schermo. Vallate ampie si alternano a passaggi su sabbia in strette gole rocciose, sul tetto delle auto in corsa, come sentinelle dell’infinito si alternano i miei compagni,il viso e il capo protetti dalle lunghe cheches. La felicità e le emozioni sono massime quando sul fondo liscio e bianco di antichi laghi la pista scompare e le auto corrono liberamente verso l’orizzonte di monti, e proprio come nei versi di Machado “..caminante no hay camino, se hace camino al andar..” Sostiamo all’imbrunire in una zona di dune, Come al solito a ora di cena sbucano dal nulla bambini provenienti da accampamenti o villaggi invisibili. Il nostro tetto blu ora è pavimento: stendiamo i sacchi a a pelo e tentiamo di dormire. Dopo un paio d’ore il vento si alza e comicia a tormentarci con raffiche di sabbia: mezzi addormentati e coi motori freddi M’Barek e Ahmed devono manovrare sulla sabbia e mettere schiena a schiena i Defender, il telone tetto-pavimento ora diventa muro: ben fissato in alto ai portapacchi e sigillato a terra da palate di sabbia. Per il resto della notte contemplo una quantità di stelle cadenti degna della notte di San Lorenzo. Non sarà certo una notte un po’ così a dissuaderli, questi gagliardi: arrivati a Merzouga, non ostante le lusinghe dello splendido Hotel, dopo breve dormitina e rapida doccia, ben 5 compagni oltre a me balzano in groppa ai dromedari per fare l’escursione all’oasi, nel cuore dell’ erg. Due ore in sella, salvo Anna, che, agile e leggera com’è, se le fa tranquillamente a piedi. Ci attendono tende beduine in pelo di dromedario, quattro palme, un pozzo nella sabbia ed un’ottima kalia, con riso e verdure. Non ostante si alzi il vento il cerchio ampio delle tende ci protegge e quasi tutti dormiamo all’aperto: un’occhio scende lungo le buie spirali del sonno, l’altro segue il cammino della luna sopra la cresta delle alte dune. Così, senza fobie da viaggiatori “alternativi”, in un oasi creata per accogliere per una notte i turisti, viviamo uno dei momenti più belli di una vacanza fatta di percorsi ed incontri che non sono quasi mai quelli del turismo di massa, ma che non disdegna alcuna cosa bella. Viva Zeppelin.

Silvio

Diario di viaggio

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