scheda viaggio
- Croazia bici e barca - Fabio Marangon - 2011

Elementare, Toni, elementare.

Un caso di non facile soluzione. Per questo Toni decise da subito che con la sua bicicletta avrebbe sempre seguito il gruppo dal fondo, accodandosi per ultimo. Avrebbe potuto scorgere i particolari di secondo piano. Le frasi sussurrate all’orecchio del complice, le pedalate rese incerte dal rimorso. Armi del delitto infilate maldestramente nelle borse. Il delitto sulla nave dei ciclisti divenne presto il caso dell’estate. Ventotto turisti. Due guide. Quattro membri d’equipaggio, capitano dalmata dal passato turbolento compreso. Trenta biciclette. Sessanta ruote. Impronte sparse su tutto il panfilo, e un’indagine seguita senza troppo impegno dalle autorità locali, i pochi gabbiani interessati più agli avanzi della cena che alla ricerca del colpevole. “Su questa nave ci sono troppi insegnanti!” tuonava il francese, svegliando il pescatore assopitosi con la canna fra le mani. “Perché escludere che sia stato il chirurgo allora?” intervenne la psicologa, annotando velocemente sul suo taccuino chissà cosa. “Lo volete capire che i conti non tornano?” insistevano le due insegnanti di matematica in coro, mentre Toni si alzava – ormai disorientato - per andare a rimettere le bici sul piazzale del porto. Sull’isola lunga alcune biciclette si attardarono. Il sospetto si rianimò improvvisamente nei confronti di chi aveva lasciato un pezzo di cuore sull’ultima salita. Nell’attesa, i più buontemponi avevano sostituito le batterie delle biciclette a pedalata assistita con bottiglie di gassosa. I più temerari continuavano a non indossare il casco: sostenevano che per un curioso fenomeno geologico il suolo della Croazia risultasse imbottito, e che quindi non si sarebbero mai feriti in una caduta. ”Per me è stato uno di quelli che non usano il casco. E’ gente senza scrupoli..” si sbilanciò in coro una coppietta di consumati ciclisti, tenendosi per mano. “Sono loro!” Urlò in falsetto la signora richiudendo il libro che non era più riuscita a continuare dal giorno del delitto. “Avete sentito che intesa? Quelli sono Bonnie e Clyde!” ”Signora!”sbottò il tredicenne fresco di libri con tono enciclopedico “Bonnie Parker e Clyde Barrow erano ladri. Clyde sparò ad un tizio, è vero, ma fu durante una rapina! Su questa nave invece nessuno chiude le porte a chiave!” Il sole splendeva su Rab mente la nave carica di biciclette salpava per l’ultima tappa del viaggio. Le indagini invece, erano ferme al punto di partenza. Fu nel corso dell’ultima discesa, all’ultimo chilometro dell’ultimo giorno che Toni ebbe l’illuminazione. “Accidenti!” disse picchiando forte il suo stesso pugno sul caschetto – “Come ho fatto a non pensarci prima!” Riposta ordinatamente anche l’ultima bicicletta chiamò tutti sul ponte della nave. “Ho il colpevole” disse laconico, lo sguardo fisso sulla baia di Omisalj. “Sarebbe meglio dire i colpevoli..” continuò, raggelando l’atmosfera festosa dell’arrivo. Alcuni caschetti lanciati in aria per la gioia caddero a terra, tanto le sue parole avevano richiamato l’attenzione di tutti. Il silenzio si fece solido. “Siete stati voi. Tutti. Insieme. L’avete uccisa, senza nessuna pietà. L’avete trascinata con le vostre biciclette e credo le siate anche passati sopra con le ruote. E’ incredibile quello che avete fatto. Non l’avete nemmeno fatta salire a bordo della nave. Non avreste potuto permettere che dormisse nelle vostre stanze. Non avrebbe mai potuto indossare guantini e caschetto al vostro posto. Parlo anche con voi – disse voltandosi verso l’equipaggio e la guida. “Non crediate di non aver fatto la vostra parte.” “La noia è morta.” Titolarono i giornali. Uccisa fra le isole della Croazia nella settimana di ferragosto da un gruppo affiatato di ciclisti.

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